Gianluca Biscalchin e l’illustrazione gourmet

Il settore enogastronomico si sta servendo sempre più delle mani di talenti creativi per affinare e rendere unici i propri siti web, le immagini social, i menù dei locali e avvicinare un pubblico più vasto, cercando anche di prendersi un po’ meno sul serio.

Sicuramente chi sa come presentare con ironia e gioco questo mondo è Gianluca Biscalchin, che si definisce illustratore gastronomico, colui che, a colpi di matita e china, è riuscito a coniugare la passione e la profonda conoscenza del mondo del cibo e dell’alta cucina ad elementi del nostro vissuto, che spaziano dall’arte alla moda, presentando tutto questo in chiave ironica e, se vogliamo, talvolta, anche dissacratoria.

Abbiamo fatto un’intensa chiacchierata con Gianluca che racchiude in sé svariate figure professionali, giornalista, illustratore, gastronomo, illustratore gourmet, e che si riconosce in tutte, senza privilegiarne una ma meglio ancora, mescolando l’una con l’altra, innestandole tra loro. Ci racconta che, nel 2008, si è reinventato a livello lavorativo: da sempre la sua passione era il disegno e così ha iniziato, quasi per gioco, a cimentarsi in questa pratica che poi è diventata il suo lavoro principale, per il quale viene chiamato in scena da Chef stellati e locali di alto livello.

“Sono entrato in quel mondo quando ancora non era esploso con la televisione, un periodo in cui ci si conosceva tutti. L’alta cucina non era così frequentata, i momenti di incontro erano per pochi e in Italia era vista quasi con sospetto perché non accessibile a tutti.

Ora le persone sono più curiose, la cucina gourmet si porta dietro molti elementi, dall’attenzione agli ingredienti, alle presentazioni, alla pratica stessa. Dal punto di vista mediatico è diventata un tormentone ma ha contributo a creare maggiore interesse anche sulla ristorazione media e piccola, per non parlare appunto, della cura degli ingredienti e della stagionalità che ormai sono diventate parole d’ordine”.

Possiamo affermare che la ristorazione di alto livello è senza dubbio stata aiutata dalla televisione e da quel boom mediatico che abbiamo costantemente sotto gli occhi: ed è qui che si inserisce l’ironia e la maestria di Biscalchin, quella di sapere dialogare con il proprio committente e capire esattamente che cosa presentare.

Cerco di interpretare lo stile del cliente, adeguare lo stile al prodotto e alla comunicazione: ho fatto molti siti e menù, in alcuni contesti si può giocare. Avendo lavorato molto in pubblicità, io mi metto a servizio del progetto e cerco di fare venire fuori la cosa migliore, pensando al prodotto e al cliente finale soprattutto, ma anche al linguaggio, al tipo di azienda. Il criterio non è il gusto personale ma è la finalità del prodotto, a chi si rivolge.

Gianluca, grazie a tutte quelle anime creative che convivono in lui e al suo essere un grande osservatore, è portato ad avere per ogni progetto una strategia di comunicazione che non si riduce solo a una parte puramente estetica ma racchiude in sé una storia. Grazie ai social siamo ormai più abituati a vedere fotografie di cibo e immagini grafiche che richiamano il mondo dell’enogastronomia: la parte difficile è differenziarsi e identificare il proprio linguaggio stilistico e comunicativo. Ed infatti Gianluca ci dice che “la cosa più difficile per un comunicatore, sia giornalista, fotografo, disegnatore è trovare la propria voce e il proprio punto di vista”. E saperlo poi declinare al servizio del cliente, aggiungiamo noi.

A nostro parere lui è riuscito a trovare la sua cifra stilistica e lui divertito ci risponde che sì, alla fine è arrivato a identificarsi ma sta continuando a esplorare il suo stile e ricercare la sua tecnica, perché è famelico di idee e desideroso di sperimentare.

Ecco allora che ci viene in mente, riflettendo su questo brillante illustratore gourmet, quanto la palette di colori, usata dai grafici, dagli illustratori, dagli artisti, sia una metafora di una tavola imbandita ricca di colori, profumi, odori e, soprattutto, di storie.

Il settore enogastronomico si sta servendo sempre più delle mani di talenti creativi per affinare e rendere unici i propri siti web, le immagini social, i menù dei locali e avvicinare un pubblico più vasto, cercando anche di prendersi un po’ meno sul serio.

Sicuramente chi sa come presentare con ironia e gioco questo mondo è Gianluca Biscalchin, che si definisce illustratore gastronomico, colui che, a colpi di matita e china, è riuscito a coniugare la passione e la profonda conoscenza del mondo del cibo e dell’alta cucina ad elementi del nostro vissuto, che spaziano dall’arte alla moda, presentando tutto questo in chiave ironica e, se vogliamo, talvolta, anche dissacratoria.

Abbiamo fatto un’intensa chiacchierata con Gianluca che racchiude in sé svariate figure professionali, giornalista, illustratore, gastronomo, illustratore gourmet, e che si riconosce in tutte, senza privilegiarne una ma meglio ancora, mescolando l’una con l’altra, innestandole tra loro. Ci racconta che, nel 2008, si è reinventato a livello lavorativo: da sempre la sua passione era il disegno e così ha iniziato, quasi per gioco, a cimentarsi in questa pratica che poi è diventata il suo lavoro principale, per il quale viene chiamato in scena da Chef stellati e locali di alto livello.

“Sono entrato in quel mondo quando ancora non era esploso con la televisione, un periodo in cui ci si conosceva tutti. L’alta cucina non era così frequentata, i momenti di incontro erano per pochi e in Italia era vista quasi con sospetto perché non accessibile a tutti.

Ora le persone sono più curiose, la cucina gourmet si porta dietro molti elementi, dall’attenzione agli ingredienti, alle presentazioni, alla pratica stessa. Dal punto di vista mediatico è diventata un tormentone ma ha contributo a creare maggiore interesse anche sulla ristorazione media e piccola, per non parlare appunto, della cura degli ingredienti e della stagionalità che ormai sono diventate parole d’ordine”.

Possiamo affermare che la ristorazione di alto livello è senza dubbio stata aiutata dalla televisione e da quel boom mediatico che abbiamo costantemente sotto gli occhi: ed è qui che si inserisce l’ironia e la maestria di Biscalchin, quella di sapere dialogare con il proprio committente e capire esattamente che cosa presentare.

Cerco di interpretare lo stile del cliente, adeguare lo stile al prodotto e alla comunicazione: ho fatto molti siti e menù, in alcuni contesti si può giocare. Avendo lavorato molto in pubblicità, io mi metto a servizio del progetto e cerco di fare venire fuori la cosa migliore, pensando al prodotto e al cliente finale soprattutto, ma anche al linguaggio, al tipo di azienda. Il criterio non è il gusto personale ma è la finalità del prodotto, a chi si rivolge.

Gianluca, grazie a tutte quelle anime creative che convivono in lui e al suo essere un grande osservatore, è portato ad avere per ogni progetto una strategia di comunicazione che non si riduce solo a una parte puramente estetica ma racchiude in sé una storia. Grazie ai social siamo ormai più abituati a vedere fotografie di cibo e immagini grafiche che richiamano il mondo dell’enogastronomia: la parte difficile è differenziarsi e identificare il proprio linguaggio stilistico e comunicativo. Ed infatti Gianluca ci dice che “la cosa più difficile per un comunicatore, sia giornalista, fotografo, disegnatore è trovare la propria voce e il proprio punto di vista”. E saperlo poi declinare al servizio del cliente, aggiungiamo noi.

A nostro parere lui è riuscito a trovare la sua cifra stilistica e lui divertito ci risponde che sì, alla fine è arrivato a identificarsi ma sta continuando a esplorare il suo stile e ricercare la sua tecnica, perché è famelico di idee e desideroso di sperimentare.

Ecco allora che ci viene in mente, riflettendo su questo brillante illustratore gourmet, quanto la palette di colori, usata dai grafici, dagli illustratori, dagli artisti, sia una metafora di una tavola imbandita ricca di colori, profumi, odori e, soprattutto, di storie.

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