10 cose che il Covid ha insegnato al marketing del vino e del cibo

Quali insegnamenti restano, da questo periodo complesso, a chi si occupa di marketing e comunicazione nelle aziende vinicole e di cibo artigianale, nella ristorazione o nell’accoglienza enogastronomica, ora che si respira voglia di una nuova normalità?

Delivery e on-demand
Come Netflix e Prime ci stanno abituando a scegliere cosa vedere e quando, il delivery cosa mangiare e adesso anche cosa bere, ora. Non tra una settimana quando arriveranno i prodotti acquistati via e-commerce. Una modalità che cambierà, almeno in parte, il modo di fruire l’enogastronomia tra le mura domestiche.

E-commerce
Il grande vincitore della pandemia assieme ai produttori di gel disinfettante e mascherine chirurgiche. Molte aziende hanno sviluppato un portale o si sono create una vetrina. Tante piccole realtà si sono affacciate con successo alla vendita on-line, aprendo nuovi mercati che prima erano preclusi.

Multicanalità
Il canale on-line si è affiancato a quello tradizionale. Che si trattasse del punto vendita interno (aziendale, ristorante, pizzeria, bar) o esterno (es. mercati o catering), la multicanalità c’è sempre stata, sia come necessità che opportunità. Una pizzeria oggi deve vendere nel locale agli avventori, ai clienti dell’asporto, consegna direttamente a casa e, come alcuni clienti con cui lavoriamo, amplia la gamma dei prodotti introducendo pane e altri lievitati, oppure sviluppa soluzioni per la conservazione del prodotto da gestire a casa in autonomia. Ma la multicanalità è regna nella comunicazione e la potenzia. Ammesso che…

Rapporto diretto
Per gestire i canali e in particolare quelli della vendita e della comunicazione diretta con i propri clienti (o per attrarne di nuovi), si deve imparare a padroneggiare il direct marketing. Da un lato raccogliendo dati sulla clientela (non servono sofisticati sistemi di CRM, basta veramente un foglio Excel aggiornato costantemente), dall’altro sviluppando il rapporto. E i social in questo sono molto utili, se integrati con le newsletter, il blog, il sito, l’e-commerce…

Esperienzialità
Già da anni ci ripetiamo che le visite aziendali non devono essere gestite in modo standardizzato. Anche nella ristorazione, il ruolo del servizio e, quando c’è, dell’oste o chef che racconta e personalizza la comunicazione è fondamentale per togliere quella patina del “carino ma freddo, potrebbe stare ovunque”. A seguito della pandemia, si è formato nei consumatori un bisogno di vivere esperienze reali, autentiche. Ecco il boom delle vacanze rurali, della scoperta di borghi e città d’arte, della frequentazione di aziende agricole, vigneti e artigiani del cibo.

Distanziamento
Ammassiamoci di nuovo ma a distanza. Pare un ossimoro, ma vedrete che, in alcuni ambienti e circostanze, le persone non avranno piacere a stare tutte appiccicate. E non si tratta solo di autobus e metropolitane. Parliamo di ristoranti. I clienti non apprezzeranno (almeno per un po’) i tavoli troppo vicini e gli spazi stretti. Preparate i funghi per riscaldare i posti all’aperto!

Filiera corta
La rivincita dei mercati rionali, soprattutto per l’acquisto di prodotti alimentari freschi o trasformati. Ma non solo. Filiera corta significa rapporto diretto, spesso con motivazioni etiche, anche con produttori artigianali di altre zone ma che percepiamo come “buoni, giusti e puliti”. Ora possiamo avere, in poco tempo, la cassetta di frutta e verdura biologica direttamente dal produttore siciliano o pugliese.

Nuove soluzioni
Che si tratti di cibo (prodotti trasformati di aziende agricole), birra (lattine o nuovi packaging per il consumo a casa), vino (dal packaging alle vendite dirette), pizza (abbiamo scritto sopra di prodotti freschi “semilavorati” artigianali solo da farcire con una buona conservabilità in frigorifero) o ristorazione (dai box ad altre opzioni per il consumo domestico), l’innovazione sta caratterizzando questi ultimi 18 mesi.

Sostenibilità
È un macro-trend che coinvolge molti aspetti, dall’affermazione del biologico al “senza questo ingrediente” o “libero da”. Ma nel caso dell’enogastronomia ha risvolti anche molto pratici, che possono premiare e posizionare meglio chi ad es. fa uso di packaging biodegradabili per la consegna.

Nuovi luoghi di prossimità
Lavorare da casa o, comunque, passarci più tempo significa frequentare maggiormente i negozi, le enoteche e i ristoranti di vicinato, forse anche ricostruirsi una socialità di quartiere. Ciò offre opportunità per raggiungere questi consumatori in modo più diretto, ad es. attraverso una segmentazione geografica, la presenza su specifici punti vendita, l’organizzazione di micro-eventi o offerte dedicate ma anche i servizi di geolocalizzazione offerti da Google.

 

Quali insegnamenti restano, da questo periodo complesso, a chi si occupa di marketing e comunicazione nelle aziende vinicole e di cibo artigianale, nella ristorazione o nell’accoglienza enogastronomica, ora che si respira voglia di una nuova normalità?

Delivery e on-demand
Come Netflix e Prime ci stanno abituando a scegliere cosa vedere e quando, il delivery cosa mangiare e adesso anche cosa bere, ora. Non tra una settimana quando arriveranno i prodotti acquistati via e-commerce. Una modalità che cambierà, almeno in parte, il modo di fruire l’enogastronomia tra le mura domestiche.

E-commerce
Il grande vincitore della pandemia assieme ai produttori di gel disinfettante e mascherine chirurgiche. Molte aziende hanno sviluppato un portale o si sono create una vetrina. Tante piccole realtà si sono affacciate con successo alla vendita on-line, aprendo nuovi mercati che prima erano preclusi.

Multicanalità
Il canale on-line si è affiancato a quello tradizionale. Che si trattasse del punto vendita interno (aziendale, ristorante, pizzeria, bar) o esterno (es. mercati o catering), la multicanalità c’è sempre stata, sia come necessità che opportunità. Una pizzeria oggi deve vendere nel locale agli avventori, ai clienti dell’asporto, consegna direttamente a casa e, come alcuni clienti con cui lavoriamo, amplia la gamma dei prodotti introducendo pane e altri lievitati, oppure sviluppa soluzioni per la conservazione del prodotto da gestire a casa in autonomia. Ma la multicanalità è regna nella comunicazione e la potenzia. Ammesso che…

Rapporto diretto
Per gestire i canali e in particolare quelli della vendita e della comunicazione diretta con i propri clienti (o per attrarne di nuovi), si deve imparare a padroneggiare il direct marketing. Da un lato raccogliendo dati sulla clientela (non servono sofisticati sistemi di CRM, basta veramente un foglio Excel aggiornato costantemente), dall’altro sviluppando il rapporto. E i social in questo sono molto utili, se integrati con le newsletter, il blog, il sito, l’e-commerce…

Esperienzialità
Già da anni ci ripetiamo che le visite aziendali non devono essere gestite in modo standardizzato. Anche nella ristorazione, il ruolo del servizio e, quando c’è, dell’oste o chef che racconta e personalizza la comunicazione è fondamentale per togliere quella patina del “carino ma freddo, potrebbe stare ovunque”. A seguito della pandemia, si è formato nei consumatori un bisogno di vivere esperienze reali, autentiche. Ecco il boom delle vacanze rurali, della scoperta di borghi e città d’arte, della frequentazione di aziende agricole, vigneti e artigiani del cibo.

Distanziamento
Ammassiamoci di nuovo ma a distanza. Pare un ossimoro, ma vedrete che, in alcuni ambienti e circostanze, le persone non avranno piacere a stare tutte appiccicate. E non si tratta solo di autobus e metropolitane. Parliamo di ristoranti. I clienti non apprezzeranno (almeno per un po’) i tavoli troppo vicini e gli spazi stretti. Preparate i funghi per riscaldare i posti all’aperto!

Filiera corta
La rivincita dei mercati rionali, soprattutto per l’acquisto di prodotti alimentari freschi o trasformati. Ma non solo. Filiera corta significa rapporto diretto, spesso con motivazioni etiche, anche con produttori artigianali di altre zone ma che percepiamo come “buoni, giusti e puliti”. Ora possiamo avere, in poco tempo, la cassetta di frutta e verdura biologica direttamente dal produttore siciliano o pugliese.

Nuove soluzioni
Che si tratti di cibo (prodotti trasformati di aziende agricole), birra (lattine o nuovi packaging per il consumo a casa), vino (dal packaging alle vendite dirette), pizza (abbiamo scritto sopra di prodotti freschi “semilavorati” artigianali solo da farcire con una buona conservabilità in frigorifero) o ristorazione (dai box ad altre opzioni per il consumo domestico), l’innovazione sta caratterizzando questi ultimi 18 mesi.

Sostenibilità
È un macro-trend che coinvolge molti aspetti, dall’affermazione del biologico al “senza questo ingrediente” o “libero da”. Ma nel caso dell’enogastronomia ha risvolti anche molto pratici, che possono premiare e posizionare meglio chi ad es. fa uso di packaging biodegradabili per la consegna.

Nuovi luoghi di prossimità
Lavorare da casa o, comunque, passarci più tempo significa frequentare maggiormente i negozi, le enoteche e i ristoranti di vicinato, forse anche ricostruirsi una socialità di quartiere. Ciò offre opportunità per raggiungere questi consumatori in modo più diretto, ad es. attraverso una segmentazione geografica, la presenza su specifici punti vendita, l’organizzazione di micro-eventi o offerte dedicate ma anche i servizi di geolocalizzazione offerti da Google.

 

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